LiberSchool al GEN Gathering: una scuola come laboratorio di comunità

LiberSchool al GEN Gathering: una scuola come laboratorio di comunità

Questo articolo fa parte di “40 anni di LiberSchool in dialogo con l’Europa”, il racconto degli incontri e delle esperienze che stiamo condividendo oltre i confini della nostra scuola.

A Schönsee abbiamo portato quarant’anni di esperienza nel dialogo internazionale sull’educazione rigenerativa

La prima tappa del viaggio europeo di LiberSchool nel suo quarantesimo anno ci ha portati a Schönsee, in Germania, al GEN Gathering, l’incontro internazionale del movimento degli ecovillaggi.

LiberSchool è stata rappresentata da Capra, Christine Schneider, presidente della scuola, che ha contribuito a tre diversi spazi di confronto dedicati alle Gaia Schools, all’educazione rigenerativa e alla gestione dei conflitti nei progetti comunitari.

Tre appuntamenti apparentemente diversi, ma collegati da una stessa domanda: che cosa significa costruire una scuola capace non soltanto di educare, ma anche di generare comunità e rinnovarsi nel tempo?

La scuola come ecosistema educativo

Nel workshop dedicato alle Gaia Schools, organizzato insieme a Gaia Education e ad altre esperienze internazionali, abbiamo raccontato come i principi sviluppati negli ecovillaggi possano entrare nella vita concreta di una scuola.

Il modello Gaia osserva la sostenibilità attraverso quattro dimensioni interconnesse:

     

      • sociale;

      • ecologica;

      • economica;

      • culturale e di visione del mondo.

    Non si tratta di quattro nuove materie da aggiungere all’orario scolastico. Sono quattro prospettive attraverso cui leggere l’intero sistema: le relazioni, il rapporto con la natura, la condivisione delle risorse, i valori, la creatività e il senso di appartenenza.

    Per LiberSchool, diventare una Gaia School non ha significato adottare un nuovo metodo. Il framework ci ha aiutato a riconoscere e collegare ciò che abbiamo sviluppato in quarant’anni: la relazione con la natura, l’arte, le itineranze, la partecipazione delle famiglie e il rapporto quotidiano con la comunità. Chi siamo come Gaia School.

    La nostra esperienza porta però un elemento ulteriore: una scuola non è soltanto un luogo in cui applicare un curriculum sostenibile. Anche il modo in cui viene sostenuta, organizzata e inserita nel territorio è parte dell’educazione.

    Partecipanti all’Open Space sulle Gaia Schools durante il GEN Gathering di Schönsee, seduti in cerchio attorno al framework di Gaia Education.

    Educare non riguarda soltanto i bambini

    Nel workshop Regenerative Education & Parenting abbiamo contribuito al confronto portando l’esperienza della relazione tra LiberSchool, le famiglie e la comunità.

    Un’educazione rigenerativa non considera il bambino come un individuo isolato da formare. Intorno a lui esiste un sistema composto da genitori, educatori, gruppi, luoghi e relazioni.

    Quando un bambino sviluppa autonomia, anche gli adulti devono cambiare: imparare a fidarsi, lasciare spazio, condividere la responsabilità educativa con altri e non intervenire immediatamente davanti a ogni difficoltà.

    Questa corresponsabilità non significa confondere i ruoli. Significa riconoscere che la qualità dell’esperienza scolastica dipende anche dalla qualità dell’alleanza tra scuola e famiglia.

    A LiberSchool, le itineranze rendono questo processo particolarmente visibile. I bambini imparano a vivere in gruppo, affrontare l’imprevisto e prendersi cura di sé. Gli insegnanti costruiscono con loro relazioni profonde fuori dalla struttura abituale della classe. I genitori sono accompagnati ad affidarsi e a riconoscere capacità dei propri figli che, nella quotidianità, possono restare nascoste.

    Una scuola deve saper attraversare il conflitto

    Il terzo contributo è stato il workshop condotto da Capra sulla Deep Democracy, a cui hanno partecipato circa quaranta persone.

    I progetti comunitari di lunga durata attraversano inevitabilmente conflitti, cambiamenti di ruolo e fasi in cui la fiducia diventa fragile. In questi momenti, le differenze possono irrigidirsi fino a trasformarsi in polarizzazione.

    Il workshop è nato dall’esperienza di sei anni di conduzione di LiberSchool attraverso importanti trasformazioni. Attraverso racconti, riflessioni ed esercizi esperienziali, i partecipanti hanno esplorato come coinvolgere anche le voci difficili o marginali.

    Ascoltare il dissenso non significa approvare ogni posizione. Significa riconoscere che ciò che il gruppo tende a escludere può contenere un’informazione necessaria: una paura, un bisogno trascurato, un limite della struttura o una domanda di cambiamento.

    Questo aspetto è spesso assente quando si parla di innovazione educativa.

    Si può progettare una pedagogia bellissima, ma una scuola è anche un’organizzazione fatta di adulti, responsabilità, rapporti di potere e conflitti. Se non sa trasformare le proprie tensioni, non può definirsi realmente rigenerativa.

    Il contributo specifico di LiberSchool

    I tre incontri ci hanno permesso di portare a Schönsee una visione maturata attraverso l’esperienza:

       

        • la sostenibilità riguarda l’intera vita della scuola, non soltanto il curriculum;

        • l’educazione coinvolge bambini, insegnanti, famiglie e comunità;

        • una scuola longeva deve saper cambiare senza perdere fiducia e identità;

        • la comunità non è soltanto lo sfondo della scuola, ma una parte attiva del suo ecosistema.

      Non abbiamo presentato un modello perfetto o concluso. Abbiamo portato una pratica reale, costruita in quarant’anni di vita, fatta di risultati, trasformazioni e domande ancora aperte.

      Il confronto con scuole, educatori e comunità provenienti da altri Paesi ci ha confermato che questa esperienza può offrire qualcosa al dibattito internazionale: non soltanto idee per una scuola diversa, ma conoscenze concrete su ciò che serve per farla vivere, sostenerla e rinnovarla nel tempo.

      Scopri tutte le tappe di “40 anni di LiberSchool in dialogo con l’Europa”.